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Conto vendita auto: che cosa si firma, e che cosa può andare storto

Il conto vendita di un'auto è l'accordo con cui il proprietario affida la vettura a un concessionario perché la venda per suo conto, senza cedergliela. La macchina resta intestata a chi la affida fino al giorno del passaggio di proprietà, il prezzo viene concordato e scritto prima che la vendita cominci, e il denaro si incassa quando la vettura è venduta. Nella grande maggioranza dei casi la vettura resta al proprietario, che continua a usarla normalmente mentre è in vendita, e solo una minoranza viene tenuta in salone o in deposito. Il documento che regola tutto questo è un mandato a vendere, e si firma in due copie prima che la vendita cominci.

Il foglio che si firma, riga per riga

Conto vendita e mandato a vendere sono due nomi della stessa cosa. Il codice civile chiama mandato l'accordo con cui una parte si obbliga a compiere atti giuridici per conto di un'altra, all'articolo 1703, e nel mercato dell'usato si usano i due termini quasi indifferentemente. Per chi vende la sostanza non cambia: la proprietà non si sposta, e la vettura viene venduta per suo conto.

Un mandato scritto in modo corretto contiene sempre cinque cose. I dati della vettura, con targa e chilometraggio letti il giorno della firma. Il prezzo, che è quello concordato e non un valore indicativo. La durata dell'incarico, con una data di scadenza. Il modo in cui il concessionario viene remunerato, spiegato in una frase comprensibile. E le condizioni per interrompere l'accordo prima della scadenza, da entrambe le parti.

Le copie sono due, una per parte, firmate lo stesso giorno. Un mandato consegnato dopo, o lasciato in bianco su una delle cinque voci, è il difetto da cui nascono quasi tutte le discussioni: non perché qualcuno stia progettando di approfittarsene, ma perché una cosa non scritta viene ricordata in due modi diversi da due persone in buona fede.

I documenti da portare, e quelli che restano a casa

Servono il libretto di circolazione, il certificato di proprietà (che dal 2015 è digitale e non si stampa più, quindi non lo si cerchi nel cassetto), un documento di identità valido e il codice fiscale dell'intestatario. Se la vettura è intestata a due persone servono i documenti di entrambe, e se è intestata a una società serve la visura che dimostri chi ha il potere di firmare.

Vale la pena portare anche quello che nessuno chiede e che alza il prezzo: le fatture dei tagliandi, il libretto di manutenzione timbrato, le ricevute degli interventi importanti, la seconda chiave e, se ci sono, i cerchi o le gomme del secondo treno. Sono le prove che trasformano una macchina raccontata bene in una macchina dimostrabile, ed è la differenza che si vede sul prezzo finale.

Restano invece a casa i documenti che non c'entrano con la vettura: la carta di identità si mostra e si riprende, i dati bancari non servono al momento della firma del mandato e vengono chiesti solo quando la vendita è conclusa. Nessun mandato serio richiede di lasciare in anticipo coordinate bancarie o firme su fogli non compilati.

La procura a vendere: quando serve e quando è inutile

La procura a vendere è un documento diverso dal mandato, e le due cose vengono confuse di continuo. Il mandato dice che cosa il concessionario deve fare. La procura gli dà il potere di firmare al posto del proprietario davanti a terzi, cioè di completare il passaggio di proprietà senza che l'intestatario sia presente.

Per un normale conto vendita la procura non serve. Il passaggio di proprietà avviene una volta sola, da chi vendeva a chi compra, e per firmarlo basta che l'intestatario si presenti allo sportello o firmi l'atto di vendita con la firma autenticata. Serve nei casi particolari: un intestatario che vive lontano, che è impossibilitato a presentarsi, o una vettura ereditata la cui pratica va chiusa prima.

Quando serve, non è necessario un notaio: l'autentica della firma la fanno anche gli sportelli telematici dell'automobilista, le delegazioni ACI e gli uffici comunali abilitati, ed è la strada che quasi tutti percorrono perché costa meno e si esaurisce in un passaggio. Quello che non va fatto mai, in nessuna forma, è firmare una procura generica e senza scadenza: una procura si scrive per un atto solo, su una vettura sola, e con una data oltre la quale non vale più.

I rischi, detti per intero

Il primo è che la vettura resta intestata a chi la affida per tutto il tempo in cui è in vendita, e con l'intestazione restano gli obblighi che ne derivano: la tassa automobilistica alla scadenza e la copertura assicurativa. Per chi tiene la macchina e continua a usarla, che è il caso normale, non è una spesa in più rispetto a prima; diventa una voce da considerare quando la vettura viene lasciata ferma da qualche parte in attesa di vendersi. È l'altra faccia del vantaggio principale del conto vendita, e chi lo presenta come un servizio senza contropartite sta raccontando una metà.

Il secondo è il tempo. Una vettura in conto vendita si vende quando trova chi la vuole a quel prezzo, e quel giorno non si può promettere. Un mandato senza scadenza è il modo in cui una macchina resta ferma per mesi senza che nessuno debba renderne conto, ed è la ragione per cui la durata va scritta.

Il terzo riguarda la solidità di chi riceve la vettura. Finché l'auto è affidata e non venduta resta di proprietà di chi l'ha affidata, il che è una protezione reale; ma se il salone chiude mentre la vettura è in vendita, rientrarne in possesso è comunque una complicazione, e il mandato firmato con i dati della vettura è il documento che la rende semplice invece che lunga. Verificare partita IVA, sede fisica e recensioni di chi si ha davanti costa dieci minuti e vale tutto il resto.

Il quarto è il più frequente e il meno drammatico: il prezzo. Se la cifra scritta nel mandato è più alta di quella a cui il mercato compra quel modello, la vettura non si vende e il tempo passa. Un prezzo concordato al rialzo per far contento chi affida la macchina non è un favore, è un rinvio.

Quando il conto vendita non conviene

Non conviene a chi ha bisogno del denaro subito. Il conto vendita paga quando la vettura è venduta, quindi chi ha una scadenza vicina o deve chiudere un altro acquisto ha bisogno di una strada che chiuda in giornata, e quella strada è cedere la vettura a chi la compra accettando che la cifra sia più bassa. È una scelta legittima, e la fretta ha un prezzo che conviene conoscere invece che subire.

Non conviene sulle vetture di valore molto basso. Sotto una certa soglia il lavoro necessario per vendere bene una macchina è lo stesso di una vettura che vale molto di più, e il margine che resta a chi vende non ripaga l'attesa. In quei casi la vendita diretta fra privati, o la permuta su un acquisto, sono strade più sensate.

Non conviene a chi ha già trovato il compratore. Se la trattativa è chiusa e manca solo la pratica, quello che serve è un aiuto sui documenti, non un incarico a vendere. E non conviene quando la vettura è troppo lontana dal salone che dovrebbe venderla: una macchina che non si riesce a far vedere non si vende, e affidarla a chi non può mostrarla è tempo perso per entrambi.

Domande frequenti

Di chi è l'auto mentre è in conto vendita?
Di chi l'ha affidata. Il conto vendita non trasferisce la proprietà: la vettura resta intestata al proprietario fino al giorno del passaggio, che avviene una volta sola e va direttamente da chi vendeva a chi compra. È la differenza sostanziale rispetto alla cessione a un rivenditore, dove la proprietà si sposta subito e il prezzo tiene già dentro il margine di chi dovrà rivenderla.
Si può continuare a usare l'auto mentre è in vendita?
Nella grande maggioranza dei casi sì, ed è la differenza pratica più sottovalutata fra il conto vendita e la cessione a un rivenditore: la vettura resta di chi la possiede e continua a essere usata normalmente, mentre viene proposta a chi la cerca. Finisce in salone o in deposito solo quando c'è una ragione precisa, per esempio un modello che si vende molto meglio se lo si può vedere e provare subito. È una scelta pratica, si decide insieme e si scrive nel mandato.
Chi paga il bollo e l'assicurazione durante il conto vendita?
Restano in capo all'intestatario, perché la vettura è ancora sua. La tassa automobilistica va pagata alla scadenza come sempre, e la copertura assicurativa serve finché la macchina circola o sosta su suolo pubblico. È una delle voci che vale la pena chiarire il giorno della firma, insieme a dove starà fisicamente la vettura mentre è in vendita.
Serve una procura a vendere per affidare l'auto in conto vendita?
Nella maggior parte dei casi no. Il mandato a vendere basta a incaricare il salone di vendere la vettura, e il passaggio di proprietà lo firma l'intestatario quando la macchina è venduta. La procura serve solo se chi è intestatario non può presentarsi a firmare, e in quel caso non richiede un notaio: l'autentica la fanno anche le delegazioni ACI, gli sportelli telematici dell'automobilista e i comuni abilitati.
Si può ritirare l'auto prima che sia venduta?
Sì, ed è una delle cinque cose che il mandato deve dire per iscritto: a quali condizioni ciascuna delle due parti può interrompere l'incarico prima della scadenza. Un accordo che non lo prevede è un accordo scritto male. Chi affida una vettura dovrebbe leggere quella riga prima di firmare, perché è la sola che conta il giorno in cui cambia idea.
Quanto tempo resta in vendita un'auto affidata?
Il tempo che serve a trovare chi la compra a quel prezzo, e per questo il mandato ha una scadenza invece di una promessa. La durata si concorda prima e si scrive; alla scadenza si può rinnovare, rivedere il prezzo o riprendere la vettura. Quello che non funziona è un incarico senza termine: è il modo in cui una macchina resta ferma per mesi senza che nessuno debba spiegare perché.
Che differenza c'è fra conto vendita e mandato a vendere?
Nella sostanza nessuna: sono due nomi dello stesso accordo, e in entrambi i casi la vettura viene venduta per conto del proprietario senza che la proprietà si sposti. Nell'uso corrente «conto vendita» richiama l'immagine della macchina ferma in salone, ma è un'immagine imprecisa: nella pratica la vettura resta quasi sempre a chi la possiede, e finisce in salone o in deposito solo quando c'è una ragione per farlo.
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